Una Metropoli senza “ascensori”. Lavoratori in fuga da una Milano che ha dimenticato il patto sociale con i cittadini. Il dibattito tra lavoro precario, sottopagato e costi dell’abitare proibitivi. La qualità della vita peggiora per chi lavora con salari fermi e servizi sempre più cari. Così diventa difficile attrarre e trattenere competenze, anche nel pubblico
In uno dei dibattiti che si sono tenuti nel corso del forum sull’economia urbana a Milano al centro Luiss hub è emerso un dato chiaro: la città è sempre più costosa. La qualità della vita peggiora per chi lavora, salari fermi, affitti alle stelle, servizi sempre più cari, diventa difficile attrarre e trattenere competenze, anche nel pubblico. È tempo di affrontare questa realtà.
C’è bisogno di risposte rapide, coraggio politico e visione. Non ci si può più limitare a fotografare i problemi: servono strumenti che incidano davvero sulla vita delle persone. La contrattazione di secondo livello non può restare un privilegio per pochi: oggi copre meno del 30% delle aziende lombarde. E se si vuole davvero un’economia urbana più giusta e sostenibile, serve un cambio di passo.
Ma Milano non si ferma cresce, corre, investe. Bisogna quindi intervenire anche su altri fattori che pesano sui salari, come quello della casa.

