Il buon lavoro si chiama parità. I sindacati rinnovano il protocollo sulla parità di genere con Regione Lombardia con l’obiettivo di contrastare ogni discriminazione nel modo del lavoro. Dall’ingresso al congedo, fino alle progressioni di carriera per tutelare il rientro dalla maternità con piani di reinserimento personalizzati o congedi parentali, ricollocare le donne over 45 e chi rientra dopo lunghi periodi di cura, con bilanci di competenze e formazione retribuita, garantire tolleranza zero verso violenza e molestie
C’è un’Italia che lavora a metà. A metà tempo, a metà diritti, a metà voce. Ed è lì che le disuguaglianze diventano regole non scritte. È in questo scenario che prende forma un nuovo impegno, urgente e necessario, per questo a Milano sindacati e Regione hanno firmato il nuovo protocollo per la parità di genere. In Lombardia, il 28,5 % delle donne lavora part-time, spesso controvoglia. Nel 2024, oltre 42 mila madri hanno lasciato il lavoro, l’83 % per la cura dei figli. La parità di genere non è solo una questione etica: è anche un motore di crescita, ed in più il lavoro è tale solo se libero da discriminazioni. Ma un protocollo, da solo, non cambia il mondo. Servono azioni, coraggio e volontà politica. Servono aziende pronte ad ascoltare, contratti che parlano la lingua dell’equità, e territori capaci di rendere la parità un fatto quotidiano. Ma la firma di questo protocollo è solo l’inizio.

