Multiservizi in piazza per protestare

Gli addetti del settore ieri in presidio davanti a Palazzo Marino a Milano, per protestare contro un contratto ormai scaduto da 7 anni. “Le condizioni di lavoro degli addetti del comparto è insostenibile. O ci ascoltano o blocchiamo tutto”, avverte Ivana Di Tanno, segretaria Uil Trasporti Lombardia

Questa mattina un presidio unitario di Cgil, Cisl e Uil davanti a Palazzo Marino ha ribadito con forza i diritti di lavoratori e lavoratrici del settore dei multiservizi che da ben 7 anni stanno aspettando il rinnovo del contratto mentre le condizioni di lavoro stanno sempre più peggiorando, specie con l’arrivo del Covid che ha evidenziato a quanti pericoli gli addetti del comparto sono esposti.

Un momento del presidio davanti a Palazzo Marino a Milano

Si tratta in Lombardia di circa 7.000 utenti, nell’85% dei casi donne e nell’80% dei casi in part time molto pesanti creando difficoltà enormi a lavoratrici che in oltre il 50&% dei casi sono over 50.
Lavoratori e lavoratrici che hanno garantito il loro lavoro la pulizia e  santificazione di ospedali, di residenze per anziani, scuole, tutti luoghi diventati terribilmente pericolosi esponendo anche questa categoria a rischi inutili.

“Arriviamo a salari che spingono tutti i giorni a venire nel mio ufficio donne e mamme che non hanno soldi a sufficienza neanche per pagare le bollette per scaldare i biberon dei loro bambini”, dice Ivana Di Tanno, segretaria Uil Trasporti Lombardia, titolare per il contratto del settore dei multi servizi. “Sono part-time fino all’80% per 14 ore a settimana di lavoro e 250/300 euro al mese di salario” incalza la segretaria Uil. E le lavoratrici non posso neanche trovarsi un secondo lavoro perché le ore di impegno sono disseminate lungo la giornata rendendo impossibile una seconda occupazione.

L’intervista in esclusiva di Ivana Di Tanno, segretaria Uil Trasporti Lombardia

E sullo sfondo un contratto così vecchio che non solo non tiene conto della attuale emergenza ma prevede anche diritti e salari offensivi e dove, guarda caso, il fronte del no al rinnovo non arriva solo da Confindustria ma anche da Legacoop, Confcooperative, e tanti loro associati che vantano fatturati di grande peso.

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