Addirittura si parla di 400mila vaccinati in poco tempo. La Regione Lombardia ha approvato un protocollo per distribuire i vaccini anche nelle aziende con l’intesa di Confindustria, Confapi e Associazione dei medici di competenza, con molta fretta ha anticipato i tempi del resto del Paese. E bacchettando i sindacati che hanno sollevato dubbi dopo avere fatto notare che le parti sociali – a parte le imprese – sono state lasciate alla porta.
Eppure i sindacati hanno ripetuto più volte che la campagna è una ottima idea ma hanno spiegato che è sbagliato non confrontarsi anche con i lavoratori. Del resto i precedenti di Regione Lombardia e Confindustria in tema di pandemia non sono molto edificanti e la fretta non è buona consigliera. Proprio quella Regione e quella Confindustria lombarda che al momento della crisi, un anno fa, tiravano il freno sulle contromisure alla pandemia, che non volevano il lockdown e hanno perso tempo prezioso, oggi hanno molta fretta.
Ci sono le criticità tecniche, come i vaccini da conservare a -70 gradi e aziende non attrezzate per questo, le piccole aziende non hanno propri medici del lavoro. E poi, guarda caso, ci sono anche i lavoratori. C’è timore di discriminazioni, di gestione errata della campagna, tanto per fare un esempio: gli addetti della grande distribuzione, molto esposti al pericolo, non sono previsti dal protocollo. Del resto la Regione lo dice chiaro: “i sindacati ci possono aiutare nella realizzazione”. Pensare e ragionare è una cosa riservata a pochi. E questo fa ancora più preoccupare.

